DIFFICILE LA RESTITUZIONE DEI BENI CONFISCATI DA TITO

BELLUNO, 14/01/2003 – Sei su cinquecento. L’imbuto della burocrazia blocca sul nascere l’operazione di restituzione dei beni confiscati dal regime comunista jugoslavo. In provincia di Belluno soltanto sei eredi dei profughi scappati dalla Croazia ai tempi di Tito hanno presentato la domanda per rientrare in possesso delle case e dei terreni appartenuti ai loro familiari. E tra questi soltanto due hanno le carte in regola per sperare di farcela mentre sono circa 500 quelli che hanno rinunciato in partenza, scoraggiati da una procedura lunga, complessa e perfino poco chiara. Il termine per la presentazione delle domande è scaduto venerdì. Ma ora l’associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, da anni in prima linea nei rapporti tra Italia e Croazia, si augura che i due paesi trovino un’intesa per prolungare i termini dell’operazione. E che modifichino le regole, troppo complicate. «La difficoltà non stava tanto nel compilare il modulo di richiesta dei beni confiscati», spiega il presidente provinciale dell’associazione, Giovanni Ghiglianovich, «quanto invece nel procurarsi i documenti necessari e nel mettersi in condizione di ricevere una risposta. La legge è nata male, visto che in un primo momento aveva escluso gli italiani. Poi è stata corretta su pressione di Bruxelles ma è rimasta piena di punti oscuri e di non facile interpretazione. Sembra quasi che il governo croato abbia fatto di tutto per scoraggiare gli eredi degli italiani dal richiedere i beni confiscati». Agli eredi dei profughi si chiedeva, infatti, di presentare le tabelle tavolari degli edifici e di eleggere un proprio riferimento legale, ossia di trovarsi un avvocato, in Croazia per ricevere le comunicazioni sulla pratica. Quei pochi che hanno deciso di provarci, dunque, si sono dovuti sobbarcare due viaggi in Croazia: il primo per recuperare le mappe catastali e verificare che i beni dei quali chiedevano la restituzione fossero ancora esistenti. Il secondo per scegliere un avvocato a cui affidare la pratica. Risultato? Sei persone, in tutta la provincia, si sono iscritte a questa singolare “lotteria”, ma solo due hanno presentato tutti i documenti richiesti. «Gli altri», aggiunge Ghiglianovich, «sperano che la commissione mista italo-croata riapra i termini per le domande e soprattutto modifichi la legge. E’ l’unico modo per sperare di ritornare in possesso di quei beni».

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