L’UNIONE EUROPEA NON INSEGUE IL MODELLO AMERICANO

GORIZIA, 14/01/2003 – «Spero che Gorizia diventi una città unica con Nova Gorica e che si giunga alla realizzazione dell’ ospedale unico transfrontaliero e ad altre istituzioni comuni». Ad auspicarlo è stato il presidente della Commissione europea, Romano Prodi, durante un’ intervista a «Radio Capodistria», che sarà trasmessa domani, e i cui contenuti sono stati parzialmente anticipati dall’ emittente slovena in lingua italiana. Interrogato sulle prospettive che l’ allargamento ad Est dell’ Unione europea aprirà anche lungo la linea di confine italo-slovena, Prodi ha insistito sull’ importanza dei rapporti transfrontalieri e ha sottolineato il messaggio di «pacifica convivenza» che l’Unione europea intende diffondere ai propri Paesi. «Dovremo lavorare molto sulla conoscenza», ha spiegato Prodi. «L’ Unione dei 25 è un’ Unione di popoli e di nazioni, all’ interno della quale i piccoli sono uguali ai grandi e ciascuno conserva la propria lingua e cultura. Non inseguiamo il modello americano: loro hanno messo insieme tanti popoli con un concetto di nazione unica, noi non pretendiamo certo di assimilare città come Budapest, Praga e Lubiana, che hanno secoli di storia alle spalle». Fondamentale, secondo il presidente della Commissione europea, è il ruolo della Convenzione, «coronamento dell’ euro e dell’ allargamento», che dovrà «semplificare le regole di decisione dell’ Europa». E seppure per un giorno solo nel dicembre del 2001 Gorizia e Nova Gorica sono state un’unica grande città. Il 22 dicembre di due anni fa, infatti, si celebrò una piccola-grande festa transfrontaliera che decretò, seppure per sole ventiquattro ore, l’abbattimento della rete metallica che divide le due città. Il sogno senza confini fu celebrato con musica, volti, luci ed emozioni. Ma allo scadere della mezzanotte, come nella fiaba, le due Cenerentole – Gorizia e Nova Gorica – si ritrovarono divise, perché la rete fu rimontata al suo posto. Ora lo stesso Prodi invoca da Bruxelles una nuova storia europea per questo lembo di terra che da periferia diventa imrpovvisamente centro di nuovi equilibri geopolitici.

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