CARDINALI: GIOVANNI PAOLO II CONTINUI LA SUA MISSIONE

CITTA’ DEL VATICANO, 17/10/2003 – Giovanni Paolo II continui la sua missione ‘‘per molti anni’’: sono questi l’ augurio, e il preciso messaggio, ribaditi dai principi della Chiesa, riuniti (17-10-2003) nel secondo giorno di convegno in Vaticano dedicato ai 25 anni di pontificato di Wojtyla. Nessun accenno ufficiale, ne’ – a quanto si e’ appreso – ufficioso, alle eventuali dimissioni del Papa e’ stato registrato nel simposio che vede riuniti 149 porporati, 7 patriarchi cattolici orientali, 109 presidenti di conferenze episcopali di tutto il mondo. In entrambe le relazioni della giornata, quella del patriarca libanese Nasrallah Pierre Sfeir sull’ecumenismo e del cardinale Alfonso Lopez Trujillo sulla famiglia, si e’ auspicato che Giovanni Paolo II prosegua nel lavoro compiuto in questi 25 anni. Il Papa – ha detto il cardinale Trujillo – deve continuare a guidare la battaglia in difesa della vita umana e della famiglia contro la ‘‘cospirazione’’di tanti parlamenti e gruppi culturali che cercano di delegittimare i valori cristiani e sostituirli con altri cosidetti ‘‘diritti umani’’. Si e’ arrivati, ha denunciato il porporato, al ‘‘massacro mondiale’’ degli innocenti, ovvero dei nascituri, compiuto con l’aborto e alla negazione della famiglia basata sul matrimonio, in nome di forme alternative e ‘‘immorali’’ di legami. Nel ricordare come Giovanni Paolo II sia stato, nei 25 anni di pontificato, un baluardo ‘‘instancabile’’ nella ‘‘storica battaglia per la verita’’’, Trujillo si e’ rivolto al ‘‘Signore della famiglia e della vita ‘‘perche’ continui ad assistere la ‘‘generosa opera del suo Vicario in Terra’’. ‘‘Ad multos annos’’, ha augurato da parte sua a Giovanni Paolo II il cardinale Sfeir, riepilogando per i confratelli presenti nell’Aula del Sinodo la strada dell’ecumenismo e del dialogo interreligioso percorsa da Giovanni Paolo II a partire dal 1978 e simbolizzata dai grandi raduni di preghiera di Assisi.Il patriarca libanese ha ricordato lo sforzo di Wojtyla per riaprire i canali di contatto con il mondo ortodosso e orientale, per arrivare a quell’ ‘‘Ut unum sint’’ , a quella unita’ auspicata da Gesu’ per tutti i cristiani; ha sottolineato la disponibilita’ della Chiesa wojtyliana a collaborare con il mondo musulmano e gli importanti viaggi compiuti da Giovanni Paolo II in paesi islamici, a partire da quello del 1979 in Turchia fino all’ultimo del 2001 in Siria. Ha infine rievocato il nuovo clima creatosi con l’ebraismo, e i grandi gesti simbolici come la visita del papa alla Sinagoga di Roma nel 1986 e la sua preghiera al Muro del Pianto a Gerusalemme, nel 2000. ‘‘Non si puo’ – ha pero’ osservato il porporato – ignorare la tragedia che si svolge da piu’ di mezzo secolo in Terra Santa tra ebrei e palestinesi, e che e’ alla base della destabilizzazione di tutta la regione mediorientale’’. Oggi, Gesu’, ‘‘pur consapevole della mia umana fragilita’, mi incoraggia a rispondere con fiducia come Pietro: ‘Signore, tu sai tutto; tu sai che ti amo’. E poi mi invita ad assumere le responsabilita’ che Lui stesso mi ha affidato’’. Questa frase dell’omelia (16-10-2003) di Giovanni Paolo II potrebbe ribadire l’intenzione del Papa di continuare nel suo ministero. Giovanni Paolo II, che ha lasciato al sostituto della segreteria di Stato Leonardo Sandri la lettura dell’omelia, si e’ rifatto al dialogo tra Cristo e Pietro sul dovere di ‘‘pascere il suo gregge’’. ‘‘Questa medesima consapevolezza – ha spiegato – ho avuto io quando il Signore mi chiamo’ a svolgere la missione di Pietro in questa amata città di Roma e al servizio del mondo intero. Sin dall’inizio del pontificato, i miei pensieri, le mie preghiere e le mie azioni sono state animate da un unico desiderio: testimoniare che Cristo, il Buon Pastore, e’ presente e opera nella sua Chiesa’’.

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